L'EVA D'OR - Versione Italiana

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Nelle vicinanze del bel paesino di Montanaro, a poche decine di chilometri da Torino, scorre tranquillo il torrente Orco. Le sue acque nascono dai numerosi ghiacciai presenti nel parco del Gran Paradiso e scendono rumoreggiando e saltellando tra rocce e anfratti fino a valle dove ancora fresche, chiare e ricche di pesci dissetano le fertili pianure del Canavese.
Nella parlata popolare l'allegro torrente č anche chiamato "Eva d'or" ("Acqua d'oro") perché nelle sue acque č ancora oggi presente una certa quantitą del biondo metallo. Ma non č sempre stato cosģ: un tempo l'Orco non era diverso dai tanti altri fiumi che attraversano le nostre vallate. Fino a quando ...
   

Artal se ne stava seduto sul bordo del fiume fissando distrattamente un branco di grandi pesci argentei che nuotavano lenti sotto la limpida superficie. Alti, nel grigio cielo autunnale, grossi nuvoloni neri annunciavano l'imminente arrivo della pioggia. Tutto intorno prati e boschi a perdita d'occhio e, in lontananza, alcune pecore brucavano pigre vicino ad alcune povere capanne di legno e paglia. Quelle casupole si trovavano nel luogo esatto dove sorse il primo nucleo del paese di Montanaro, poi abbandonato.
Artal si annoiava: lui, giovane e focoso guerriero salasso, costretto a trascorrere le sue giornate girovagando tra quelle lande desolate.
"Ancora poche settimane e tutto sarą finito" si consolava.
Il suo periodo di pattugliamento stava infatti terminando e prima dell'inverno avrebbe fatto ritorno all'accampamento da dove era partito all'inizio della primavera. Parecchi gruppi di guerrieri erano stati inviati in perlustrazione da un capo all'altro del grande territorio dei Salassi come vedette pronte a segnalare l'eventuale passaggio di soldati nemici.
Per quello che riguardava lui e la sua guarnigione quello era stato un periodo tranquillo, troppo tranquillo. Da mesi non si vedeva un solo soldato romano e le carovane dei mercanti transitavano raramente attraverso quella parte del territorio celtico. Le prime gocce di pioggia s'infilarono diritte nella bocca che Artal teneva spalancata in un grande sbadiglio.
"E' meglio rientrare" pensņ, dopo essersi stiracchiato ben bene.
Raccolse la lunga spada, si mise sulla testa il grande scudo ovale per proteggersi dalla pioggia e s'incamminņ verso le capanne. Artal era solito allungare un po' il percorso passando vicino ad un piccolo gregge posto sulla sommitą di una collina e sorvegliato da una giovane e graziosa pastorella con la quale aveva fatto amicizia.
Nonostante la pioggia sempre pił battente anche quel giorno il ragazzo non volle mancare all'appuntamento. In breve si trovņ in cima ad una collinetta sulla quale pascolavano tranquille pecore e capre.
"Ilania! ... " gridņ "... Ilania, dove sei!"
Da dietro un castagno sbucņ un uomo anziano:
"Chi sei?" gridņ di rimando il vecchio.
Artal si avvicinņ a grandi passi:
"Dov'č Ilania!" domandņ con voce autoritaria.
"Sei uno di quei soldati, eh? ..." commentņ il pastore "...tutti uguali voi giovani, arroganti e pieni di boria!".
"Non ho ancora udito la tua risposta, vecchio!" ringhiņ Artal.
Il pastore socchiuse gli occhi e abbassņ lo sguardo:
"Veniva sempre qui, la mia bambina, sempre qui ..." grosse lacrime si mescolarono alle gocce di pioggia.
Artal provņ una fitta al cuore e la sua voce si addolcģ:
"Dunque tu sei il padre. Ma ... dov'č Ilania, le č forse successo qualcosa?"
Il pastore alzņ gli occhi lentamente e sospirņ:
"Non credevo che il potere di Guntam arrivasse fin qui, non lo credevo proprio ..."
Artal lo afferrņ per le spalle scuotendolo violentemente:
"Di chi parli? Chi č questo Guntam. Dimmelo!"
Il pastore si liberņ dalla stretta e lo fissņ negli occhi:
"Non conosci Guntam il tenebroso?"
Artal cominciava a perdere la pazienza, lui era un uomo d'azione e non amava le discussioni
"No, non lo conosco. Dimmi chi č, dove abita e cosa ha fatto a Ilania!"
Il vecchio comprese che era inutile tirarla per le lunghe, si appoggiņ al nodoso bastone che teneva sotto il mantello, fissņ Artal negli occhi e, con voce rotta dal pianto, iniziņ una lunga e terribile storia.
Il Sole era appena sorto da dietro le basse colline. Il cielo limpidissimo si andava dipingendo di uno splendido azzurro e la pioggia del giorno prima aveva lasciato, qua e lą, soltanto qualche rara pozzanghera. Un venticello leggero e giocherellone si insinuava tra i capelli di Ilania sollevandoli e facendoli svolazzare in ogni direzione.
La fanciulla era inginocchiata sulla riva del fiume, dietro di lei la sagoma scura e minacciosa di un grosso uomo barbuto.
"Deciditi ..." tuonņ l'omaccione " ... sarai o no la mia sposa?"
La ragazza si voltņ di scatto:
"Mai ..." urlņ " .. meglio la morte!"
Guntam l'afferrņ per i capelli: "Se č la morte che vuoi, la morte avrai"
ed estratta una grossa spada calņ un tremendo fendente verso la ragazza terrorizzata.
La lama tranciņ di netto i suoi lunghi capelli.
Il bruto rise sguaiatamente:
"Hai avuto paura, eh? ..." tuonņ agitando la chioma rimasta nella sua mano
"...la prossima volta toccherą alla tua testa!".
Gettņ con disprezzo i capelli nel fiume e si allontanņ verso una buia caverna.
Ilania si abbandonņ ad un lungo pianto disperato.
Intanto, in fondo alla valle, il disco dorato del Sole si era levato completamente ed ora spandeva i suoi caldi raggi dorati in ogni luogo. Artal avanzava veloce, nei suoi occhi brillava una luce selvaggia.
Quella luce e quello sguardo terribile, tipico dei guerrieri celti in battaglia, avevano sempre suscitato grande timore nei nemici che parlavano addirittura di furor gallico.
Nella mente del giovane risuonavano continuamente le inquietanti parole del padre di Ilania:
"Stai attento! Guntam č un mago malvagio ... ti ucciderą ... lui vuole tutte le fanciulle per sé ... le attira con un incantesimo e se non accettano di sposarlo le uccide ..."
Dietro la schiena il grosso scudo, nella mano destra la lunga spada e nella sinistra la lancia.
Artal si sentiva invincibile.
Era partito all'alba, senza dire nulla agli altri guerrieri suoi amici:
"Questa č una faccenda che devo sbrigare da solo ..." si ripeteva " ...aspettami, Guntam, sto arrivando ... questa volta non avrai fanciulle indifese o vecchi pastori davanti a te, ma un giovane e forte guerriero".
Da molte ore, ormai, camminava veloce costeggiando la riva del fiume come lo aveva consigliato il padre di Ilania; nel cielo decine di corvi volteggiavano lenti.
Quello era il regno di Guntam.
Ad un tratto dietro ad un'insenatura apparve una rupe che scendeva a picco sul fiume.
"Se ben ricordo le parole del vecchio, questa dovrebbe essere la dimora del mago" pensņ rallentando il passo e guardandosi intorno attento.
Un grosso lupo sbucņ improvvisamente da dietro un masso, fissava Artal negli occhi e digrignava i denti minaccioso. Artal non rallentņ il passo, infilņ la spada nella cintola e impugnņ la lancia con tutte e due le mani:
"Fatti da parte cagnolino. Non č te che voglio!".
L'animale indietreggiņ ringhiando e drizzando il pelo, quindi sparģ in una nuvola di fumo nero.
"Questa č opera di Guntam!" rimuginņ tra sé Artal.
"Non mi fai paura, vigliacco ..." urlņ furibondo " ... fatti vedere e combatti da uomo!".
Nel punto esatto dove la bestia era scomparsa, apparve un uomo enorme con una folta barba nera, avvolto in un mantello rosso e sporco. "Cosa vuoi piccolo, incosciente omuncolo?" le parole avevano la forza del tuono.
Artal si fermņ, allargņ le gambe, gonfiņ il petto e apostrofņ pesantemente il mago:
"Non credere d'impressionarmi. Al mio confronto tu sei solo un misero vermiciattolo ..."
e prima che il mago potesse ribattere:
"... Dov'č Ilania? Spero, per te, che non le sia successo nulla!".
Il mago proruppe in una fragorosa risata e sparģ nel nulla.
Artal guardņ da tutte le parti ma di Guntam non c'era traccia.
Un colpo tremendo lo colpģ sulla schiena gettandolo a terra.
Fortunatamente lo scudo aveva attutito il colpo.
"Ah, maledetto ..." gridņ "... non credere che ti basti l'invisibilitą per vincermi!".
Balzņ in piedi e fece roteare la spada in tutte le direzioni poi si fermņ di colpo.
Avvertģ un impercettibile rumore dietro le spalle, si spostņ velocemente di lato e assestņ un violento fendente all'indietro.
Un urlo di dolore e il mago riapparģ; era inginocchiato e perdeva sangue da un braccio.
"Ah, eccoti finalmente ..." esclamņ trionfante Artal "...ora non mi scappi pił!".
Sollevņ lo spadone sopra la testa di Guntam:
"Pietą, valoroso guerriero ..." la voce del mago adesso era debole e piagnucolosa "...lasciami andare e ti dirņ dov'č la ragazza".
Il guerriero abbassņ la spada, aveva vinto.
Con mossa inaspettata il mago avvolse il ragazzo col suo mantello, lo gettņ a terra ed estrasse un grosso coltello:
"Ci sei cascato, eh? ..." urlņ "...ed ora muori!".
Sollevņ il coltello in aria preparandosi all'affondo.
Un sibilo e una lunga lancia si conficcņ profondamente nella schiena di Guntam che cadde di lato senza un lamento.
Artal, steso a terra, non riusciva a capire cosa poteva essere successo.
Da una piccola altura tre guerrieri camminavano verso di lui:
"Brendorix! Deiotauro! Centugio!" esclamņ felice.
"Non possiamo mai lasciarti solo, eh?" disse uno di loro sorridendo.
"Ma ... come mai siete qui?" domandņ Artal alzandosi.
"Non ci avevano convinto tutti i tuoi silenzi ..." rispose Brendorix "... poi stamattina abbiamo notato che uscivi prima del solito e t'incamminavi in una direzione diversa dalla solita"
"E hai anche preso la lancia!" esclamņ Centugio.
I quattro ragazzi si abbracciarono allegramente e si diedero forti pacche sulle spalle.
"Un momento ..." disse improvvisamente Artal "... mi sono dimenticato di Ilania!".
Tutti e quattro si misero a correre di qua e di lą chiamando a gran voce la ragazza.
"Ascoltate ..." ordinņ ad un certo punto Deiotauro "...sembra una voce di donna ... proviene da quella grotta".
Un debole pianto proveniva dall'interno di una buia grotta protetta da un grosso portone.
In men che non si dica i guerrieri buttarono gił la pesante porta e penetrarono all'interno.
Gettata su un giaciglio di paglia, con i polsi legati, una ragazza piangeva.
"Ilania!" Artal, allegro come un bimbo, liberņ i polsi della ragazza e la portņ fuori in braccio seguito dai suoi tre amici.
"Che fine hanno fatto i tuoi bei capelli?" domandņ
"Quel mostro me li ha tagliati e li ha gettati nel fiume ..." si lamentņ la ragazza "...e voleva fare la stessa cosa con la mia testa!".
"Eccoli, sono ancora lą!" Ilania corse verso il fiume, si chinņ sulla riva e raccolse una ciocca dei suoi capelli rimasta impigliata in una roccia.
"Ma ... sono diventati duri e strani! "
I cinque giovani guardavano stupiti quella strana ciocca di capelli biondi che la fanciulla stringeva perplessa nella mano.
"Sembrano ... sembrano d'oro" mormorņ uno di loro.
Dalle rocce affioranti del fiume, dai cespugli carezzati dalle fresche acque e dietro gli steli del prato sbucarono tante piccole fate alate.
Volteggiando e danzando si diressero verso i ragazzi che le osservavano meravigliati.
"Siamo le fate custodi del fiume e delle sue rive ..."
disse con voce dolcissima una di loro "... il mago malvagio ci aveva incatenate con un incantesimo che voi avete spezzato!".
Una pioggia scintillante avvolse Artal e i suoi amici.
"Quei capelli che tu tieni in mano, Ilania, sono veramente d'oro. Da questo momento per voi, i vostri figli e tutta la vostra discendenza il fiume donerą oro. Questo č il nostro regalo per averci liberato dalla schiavitł di Guntam".
I cinque amici ringraziarono le fate e danzarono allegramente insieme a loro per tutto il giorno.
Alla sera tornarono a casa dal vecchio padre di Ilania che aspettava in ansia.
Gli anni, i secoli passarono lenti. Paesi e cittą sorsero e scomparvero, il tempo cancellņ il ricordo di quel periodo mitico ma nel fiume, ancora oggi, potete trovare qualche pagliuzza dorata a ricordo di Ilania, del coraggio di Artal e dei suoi amici.
La magia delle fate vive ancora ...

L'EVA D'OR - Version Piemontčisa

Va alla versione italiana

Ant j'anviron del bel paisin ėd Montanar, chčich desen-a ėd chilņmetri da Turin, a scor tranquil ėl torent Orco. Le sue eve a nasso dai tanti giassé present ant ėl parc del Gran Paradis e a calo gił rumoregiand e sąutand tra le rņche fin-a ant la val, andoa ancora frėsche, ciąire e riche ėd pess a pasiu la sej ėd le feconde pianure del Canavčis.
Ant la parlada popolar l'alčgher torent a lé ėdcņ ciamą "Eva d'or" pėrché ant le sue eve as peul trové ancora ancheuj na certa quantitą del biond metal. Ma a lé nen sčmper stait parčj: na vņlta l'Orco a l'era nen divers dai tanti ąutri fium ch'a travėrso le nņste valade. Fin-a a quand ...
Artal a sna stasģa setą an broa al fium vardanda distratamčnt 'n grup ėd pess argentą ch'a noavo tranquij sota la limpida superfice. Ąut, ant ėl cel gris ėd l'otogn, grņsse nģvole nčire a nonsiavo l'ariv 'd la pieuva. Tut dantorn pra e bņsch a pčrdita d'euj e, an lontanansa, qučiche fčia a pasturava pģgra avzin a 'd pņvere caban-e 'd paja.
Cole barache as trovavo ant el pņst precis andoa ancheuj a-j č Montanar.
Artal a s'a stufiava: chiel, giovo e impetuos guerier Salass, costret a passé le sue giorną blamblinand tra cole tčre desolą.
"Ancora pņche sman-e e tut a sarą finģ" as consolava.
Ėl so perģod ėd patojament a stasģa an efet terminand e, prima 'd l'invern, a l'avrģa fait artorn a l'acampament d'andoa a l'era partģ a l'inissi dla primavera. Tanti grup ėd guerier a-j'ero stąit mandą an perlostrasion da na part a l'ąutra del grand teritņri dij Salass come sentinele pronte a segnalé l'eventual passagi ėd soldą nemis.
Pėr lņn ch'a riguardava chiel e la sua patoja col-lģ a l'era stąit 'n perģod tranquil, trop tranquil. Da mčis as vėddia nen un soldą roman e le carovan-e dij mėrcant a passavo da rair travers cola part del teritņri celtic. Le prime stisse ėd pieuva a s'anfilavo drite ant la boca che Artal a tenģa spalancą ant un grandios sbadij.
"A l'e' mej rientré" a pensava, dņpo ch'a l'era stirasse da bin.
Pijaita la longa spa, butą an sla testa ėl grņss scu oval pėr protegese da la pieuva ėl giovo a s'č encaminase vers le caban-e. Artal a l'era costumą a slonghé 'na frisa ėl pėrcors passand avzin a 'n cit strop ėd fčje che as trovąva ansima a 'n brich e ch'a l'era cudģ da 'na bėrgéra frescha e piasosa che chiel a l'era fase amisa.
Contut che la pieuva a aumentčissa d'intčnsitą anche col di 'l fiolņt a veuria nen manché a l'apontament. An quatr e quatr eut a l'č rampiasse an ponta a la colin-a andoa a pasturavo tranquile feje e crave.
"Ilania! ..." a crijava "... Ilania andoa it ses!".
Da darera a 'n castagné a l'č sauta fora 'n ņm ansian:
"Chi it ses? " a l'ha brajaie ėl vej come rispņsta.
Artal a l'č avzinasse tut lest:
"Andoa a l'č Ilania?" a interogąva con vos autoritąria.
"It ses un ėd coj soldą, nč? ... " a l'ha brontolą ėl bėrgé "...tuti istess vojąutri giovo: arogant e pien ėd bņria!".
"I l'hai ancora nen sentł la toa rispņsta, vej!" a l'ha brająie Artal.
Ėl bėrgé, sarą ij euj e sbassą lė sguard, a l'ha rispondije:
"A vnisģa sčmper sģ, la mia masną, semper sģ ..." grņsse lącrime as mės-ciavo a le stisse ėd pieuva.
Artal, comņss, a l'ha andossģ na frisa soa vos:
"Alora ti it ses sņ pare. Ma ... andoa a l'é Ilania? Miraco a l'č capitaje quaicņs?".
Adasi, adasi ėl bėrgé a l'ha alvą ij euj e, dņp avej sospirą:
"Chėrdja nen che la potensa ėd Guntam a rivčisa fin-a sģ, lo chėrdja prņpi nen ..."
Artal a l'ha 'mbrancalo pėr le spale sopatandlo con violensa:
"Ėd chi it parle? Chi a l'č sto Guntam. Dimlņ!"
Liberandse da la strenzła, ėl bėrgé, vardandlo fiss, a l'ha dije:
"It conņsse nen Guntam ėl tenebros?"
Artal ancomensąva a perde la passiensa, chiel a l'era 'n ņm d'assion e ai piasio nen le discussion.
"No, i lo conņsso nen. Dime chi a l'č, andoa a stą e cņsa a l'ha faje a Ilania!"
L'ansian a l'avģa finalment capģ che a l'era inłtil tiréla trņp pėr le longhe, alora a l'č pogiąsse a la cana che a tnģa sota ėl mantel, a l'ha vardą fiss ėl giovo ant ij euj e, con la vos ch'a tramolava, a l'ha 'ncomensą a conté na longa e teribila stņria...
Ėl Sol a l'era pen-a spontą da darera le basse colin-e. Ėl cel, lģmpid e fresch, a s'andasģa piturand 'd un azur lusent e pur. La pieuva del di prima a l'avģa lassą, an sa e 'n lą, solament chčich rąir paciass. N'ariėtta legera e birichin-a s'anfilava tra i cavčj 'd Ilania aussąndie e spatarąndie an tute le diression.
La fija a l'era anginoją an sla riva del fium, darera ėd chila la figura scura e minaciņsa ėd 'n ņm grņss e plos.
"Decidte ..." a-j crijąva "...it saras sģ o no la mia sposa?"
Ilania, voltąndse ėd colp "Mai ..." a la rispondije "...mej la mort!".
"Se a l'č la mort che it veule, la mort it l'avras! " a l'ha urląie Guntam; peui, ambranchandla pėr i cavčj, a l'ha tirą fņra na grņssa spa e gił na bņta tremenda vers la fija terorisą.
La lama a l'ha tranciąie ij so bej cavčj longh.
Ėl malvivent, butandse a ghigné sensa creansa:
"It l'has avł por, né ? ..." e, brajanda, a sopatąva ėl bron ėd cavčj restą ant soa man
"... al prņssim gir a sarą la vņlta dla toa testa!".
Peui, campąnda con dėspressi i cavčj ant ėl fium, a l'č slontanąse vers na caverna scura come la boca dėl luv. La pņvra Ilania a l'ha dait man a pioré fņrt.
Fratant, an fond a la valada, ėl disch andorą del Sol a l'era alvąsse del tut e a spantiąva i so ragg cąud e luminoss. Artal a marciąva lest; ant ij so euj a briliava na lus servaja.
Cola lus e col sguard teribil, tģpich dij guerier celti an bataja, a l'avģo semper antimorģ ij nemis ch'a parląvo adiritura ėd furor galic.
Ant la ment del giovo a tornąvo continuament le parņle del pare 'd Ilania:
"Sta atent! Guntam a l'č 'n mago cativ ... at maserą ... a veul tute le fije pėr chiel... a-j tira con 'n ancantesim e se aceto nen ėd mariélo ai copa..."
Darera la schin-a a l'avģa 'l grņss scu, ant la man drita la longa spa e ant la mancin-a la lansa. Artal as sentģa fņrt.
A l'era partģ ėd matin bon'ora sensa dģ gnente a-ij ąutri guerier soj amis.
"Costa a l'č na facenda che devo dėsbrighé daspėrmģ ..." a s'arpetija "...spetme, Guntam, stagopėr rivé ... sta vņlta it l'avras nen da fé con ėd fijėtte débole o con d'bėrgé ansian, ma con un guerier giovo e robust".
Da tante ore, giumai, a marciąva lest arlongh la sponda del fium come a l'avģa consijaie ėl pare 'd Ilania; desen-e ėd croass a voląvo meusi ant ėl cel. Col-li a l'era ėl regn ėd Guntam.
Tut ant un moment darera 'd na curva a l'č spontą na scarpą ch'a calava gił drita ant ėl fium.
"Se m'arcordo da bin le parņle del vej, costa sģ a dovrija esse l'abitassion del mago" a pensąva, e antant a ralentąva l'andi e as guardąva dantorn con atension.
Un grņss luv a l'č sautą fora a l'improvisa da darera a 'n rņch e, vardanda fiss ant ij euj ėl giovnņt, a l'ha mostraije i dent. Artal sensa ralenté ėl pass a l'ha 'nfilą la spa ant la sėntura; peui, ambrancanda la lansa con tute doe le man:
" Fate 'n lą cagnolin. It ses nen ti ch'i veuj!" a l'ha avisalo.
La bestia a l'ha arculą bauląnda con rabia e aussanda ėl pčil, dņp a l'č scomparģ ant na nģvola ėd fum nčir.
"Costa sģ a l'é n'imprčisa ėd Guntam!" a l'ha pensą Artal.
"It i'm fas nen por, viliach ... " a l'ha crijaie furios "... fate vėdde e combat da ņm!".
Ant ėl post giust andoa la bestia a l'era svanģa a l'č comparģ 'n ņm gigantesch con 'na barba nčira e s-ciassa, anvlupą ant un mantel ross e spņrch.
"Cņsa it veule ti, cit e incossient ņmett?".
Le parņle a l'avģo la fņrsa del tron.
Artal a l'č fermąse, a l'ha slargą le gambe, gonfią ėl pét e insultą pesantement ėl mago:
"Chėrd nen ėd féme impression. Avzin a me ti it ses mach 'n verm!"
e prima che lė strion a podeissa répliché a l'ha interogalo:
"Andoa a l'č Ilania? Spero pėr ti ch'a sia nen capitąie gnente!".
Ėl mago a l'ha ghigną fņrt e peui a l'č scomparģ.
Artal a vardava da tute le part ma ėd Guntam a j'era gnun segn.
Na bņta tremenda a l'ha centrąlo an sla schin-a e 'l fieul a l'č trovąse pėr tčra sensa savčj a chi dije grassie.
Pėr boneur la scu a l'avģa mitigą ėl colp.
"Ah, maledet ..." a l'ha criją "... it chėrderass pa ch'at basta esse invisibil pėr batme!".
A l'č sautą 'n pé fasčnda giré la spa an tute le diression e peui a l'č fermąse ėd colp.
Sentenda un cit rumor darera le spale a l'č spostąse rąpidament ėd fianch e a l'ha tirą un colp violent a l'andaré.
Un crij ėd dolor e lė strion a l'č ricomparģ: a stasģa an ginojon e a perdģa sangh da 'n brass.
"Oh, vardlo-sģ ..." a l'ha esclamą Artal trionfant "...adess it scape pģ nen!".
Ambrancą la grņssa spa a l'ha aussąla dzora la crapa ėd Guntam.
"Pietą, voloros guerier..." adess la vos dėl mago a l'era fiacha "... lassmč andé e it dirai andoa a l'č la fija ch'it serche".
Adess ėl soldą a podģa finalment sbassč la spa: a l'avģa vinciu.
Con un moviment improvis ėl malfator a l'ha anvėrtoją ėl giovo ant ėl so mantel, peui a l'ha campąlo an tera e a l'ha tirą fņra un grņss cotel.
" It ses cascąie, né ? ... " a l'ha brają "... e adess meuir!"
Aussanda ėl cotel ant l'aria a l'č preparase a colpģ.
Un subi e na longa lansa a l'č piantąse profondament ant la schin-a ėd Guntam.
Ėl mago a l'č cascą dė fianch sensa un lament.
Cogią pėr tera, ėl fieul as rendģa nen cont ėd cosa a podia esse capitą.
D'ansima an brich tre guerier a calavo gił vers chiel.
"Brendņrix! Deiņtaor! Centugio! " a l'ha esclamą Artal tut content.
"I podoma mai lasséte sol, eh?" a l'ha crijąie un ėd lor, soridend.
"Ma ... come mai i seve sģ?" a l'ha ciamąie Artal aussąndse ėn pé.
"A l'avio nen pėrsuadune tuti ij tņ silensi ..." a l'ha rispondie Brendņrix "...peui stamatin i l'oma vėddu ch'it seurtie prima dėl sņlit e che t'pijave na stra diversa da cola abitual".
"E it l'has fin-a pijait la lansa!" a l'ha precisą Centugio.
Dņp i quatr giovnņt a son ambrassąse alegrament dandse ėd pache an sle spale.
" An moment ..." a l'ha dit Artal a l'improvis "...i son dėsmentiąme 'd Ilania!".
Tuti e quatr a son butąse a core dė dsa e dė dlą ciamanda a gran vos la fija.
An bel moment Deģotaor a l'ha criją: "Scoté! A smija na vos ėd dņna, a ven da cola caverna".
An efet, scotąnda da bin, as sentģa un pior leger ch'a rivąva da 'ndrinta na grņta scura sarą da 'n gross porton.
Lest i guerier a l'han campą giu la pņrta e a son intrą.
Cogģą 'nsima an pņch ėd paja, con i pols gropą, na fija a piorąva.
"Ilania!" Artal, alégher come na masną, a l'ha liberąla da le cņrde peui a l'ha portąla fora an brass compagną dai so tre amis.
"Che fin a l'han fąit i to bej cavčj? a l'ha ciamąie
"Col mostro a l'ha tająmie e peui a l'ha campąie ant ėl fium ..." as lamentava la fija "... e a veurja fč l'istessa cņsa con la mia testa!".
"Varda, a son ancora lą!" Ilania a l'č butasse a core vers ėl fium, a l'č chinase an sla riva e a l'ha cheujģ 'n cit bron ėd cavčj ch'a l'era restą tratenu da na rņca.
"Ma ... a son diventą dur e stran!".
I giovnņt a vardavo stupģ cola pugną ėd cavčj biond che la fija a strenzģa ant la man.
"A smijo ... a smijo d'ņr " a l'ha esclamą un ėd lor.
Da dré dle rņche ch'a spontąvo dal fium, dai busson carėssą da l'eva frescha e pura, da 'n mes a l'erba verda e ciaciąrin-a a son seurtģ fora tante faje cite ch'a voląvo sopatąnda ij ali dlicą.
Voląnda e dansąnda a son andąite vers i giovo che a-j osservąvo ancantą.
"I soma le faje guardian-e del fium e dle soe rive ..."
a l'ha mormorą una ėd lor con na vos dossa come l'amel.
"... ėl mago cativ a l'avģa ancadnąne con 'n ancantésim che vojąutri l'eve rompu!".
Na pieuva luminosa a l'ha anvlupą Artal e ij sņ amis.
"Coj cavčj che ti 't ten-e an man, Ilania, a son verament d'ņr.
Da adess an peui, pėr voi, i vņstri fieuj e tuta la vņstra dissendensa ėl fium a donérą ņr. Cņst-sģ a l'č 'l nņst regal pėr avčjne liberą da la s-ciavitu ėd Guntam".
I sinch amis a l'han ringrassią le faje e peui a l'han balą an alegria ansema a lor pėr tut ėl di.
La sčira a son torną a ca dal pare d'Ilania ch'a spetava con angossa.
Ij ani, ij sécoj a son passą adasi. Pais e sitą a son nassu e scomparģe, ėl temp a l'ha scancelą la memņria ėd col perģod legendari ma ant ėl fium, ancora ancheuj, i peule trové chčich scaja dorą come arcņrd 'd Ilania, del coragi 'd Artal e dij sņ amis.
La magģa dle faje a viv ancora ...